Il 13 luglio 2026 ho avuto il piacere di partecipare, in qualità di psicologa e psicoterapeuta, al convegno “Giovani fragili, Città responsabili. Disagio mentale adolescenziale, nuove dipendenze e politiche di sostegno tra prevenzione, aiuto e buone pratiche territoriali”, tenutosi presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma.
L’iniziativa, promossa dal Centro Europeo di Studi Culturali (CESC), con il coinvolgimento di OsservaSalute e su iniziativa del consigliere Alessandro Alongi, ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, professionisti della salute mentale, operatori dei servizi territoriali e realtà del Terzo settore.
Al centro dell’incontro, una delle sfide più delicate e attuali della nostra società: il crescente disagio psicologico delle nuove generazioni, le nuove forme di dipendenza e la necessità di costruire una rete di sostegno concreta per adolescenti e famiglie.
Le nuove dipendenze e il disagio degli adolescenti
Nel corso del convegno sono intervenuta nella sessione dedicata a “Famiglia, genitorialità e dipendenze giovanili”, moderata dalla Dott.ssa Angelica Pullieri, portando un contributo dal titolo:
“Le nuove dipendenze e il disagio degli adolescenti e dei caregiver. La rete familiare e scolastica: casi clinici e proposte d’intervento”.
Attraverso la mia esperienza clinica, ho affrontato il tema delle nuove dipendenze e delle fragilità psicologiche che possono emergere durante l’adolescenza, soffermandomi sull’importanza del contesto familiare e scolastico nel riconoscimento e nella gestione del disagio.
L’adolescenza rappresenta una fase particolarmente delicata dello sviluppo, caratterizzata da profondi cambiamenti emotivi, relazionali e identitari.
In questo percorso, le difficoltà psicologiche possono manifestarsi attraverso isolamento sociale, ansia, comportamenti di evitamento, difficoltà relazionali e modalità problematiche di utilizzo delle tecnologie digitali.
Ritengo fondamentale non fermarsi alla manifestazione del disagio, ma cercare di comprenderne le cause, i significati e i bisogni emotivi sottostanti, offrendo ai giovani strumenti adeguati per affrontare le proprie fragilità.
La famiglia e la scuola come punti di riferimento fondamentali
Uno degli aspetti centrali del mio contributo ha riguardato il ruolo della rete familiare e scolastica nella prevenzione e nel sostegno del disagio adolescenziale.
Quando un ragazzo attraversa una situazione di sofferenza psicologica, le difficoltà possono coinvolgere anche i genitori, gli insegnanti e tutte le figure che partecipano al suo percorso di crescita.
Le famiglie possono trovarsi disorientate di fronte a cambiamenti comportamentali difficili da interpretare, mentre la scuola rappresenta spesso uno dei primi contesti nei quali emergono segnali di disagio emotivo, isolamento o difficoltà nelle relazioni.
Per questo è necessario promuovere una collaborazione sempre più stretta tra professionisti della salute mentale, famiglie, istituzioni scolastiche e servizi territoriali, affinché nessuno venga lasciato solo nell’affrontare situazioni complesse.
Nel mio intervento ho portato l’attenzione anche su casi clinici e possibili proposte d’intervento, sottolineando il valore di un approccio integrato, capace di considerare non soltanto il singolo adolescente, ma l’intero sistema di relazioni nel quale è inserito.
Le nuove fragilità nell’era digitale
Durante il convegno, il confronto tra i diversi professionisti ha permesso di approfondire numerose tematiche legate alla salute mentale dei giovani, tra cui l’isolamento sociale, l’utilizzo problematico delle tecnologie digitali, i disturbi del comportamento alimentare e le dipendenze affettive.
Particolarmente significativo è stato il dibattito sul rapporto tra le nuove generazioni e gli strumenti digitali, compresi i social media e l’intelligenza artificiale, sempre più presenti nella quotidianità degli adolescenti.
Le tecnologie possono rappresentare importanti strumenti di comunicazione, conoscenza e socializzazione, ma è fondamentale accompagnare i giovani verso un utilizzo consapevole, prestando attenzione alle situazioni nelle quali il mondo digitale rischia di diventare un rifugio dalle difficoltà emotive e relazionali.
Come psicoterapeuta, credo che l’ascolto, la presenza e la qualità delle relazioni umane rimangano elementi insostituibili nel percorso di crescita e di benessere psicologico.
Costruire una rete di sostegno per non lasciare soli i giovani
Un elemento particolarmente importante emerso dal confronto è stata la necessità di superare una visione frammentata degli interventi, promuovendo una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola, servizi sanitari, istituzioni e associazioni.
La prevenzione del disagio giovanile non può limitarsi alla gestione delle situazioni di emergenza, ma deve partire dalla capacità di riconoscere precocemente i segnali di sofferenza e offrire percorsi di sostegno accessibili e continuativi.
Credo profondamente che prendersi cura dei giovani significhi anche sostenere gli adulti che li accompagnano nella crescita, fornendo loro strumenti di comprensione, ascolto e intervento.
Desidero ringraziare gli organizzatori del convegno, in particolare il consigliere Alessandro Alongi, e tutti i professionisti intervenuti per questa preziosa occasione di confronto, condivisione e approfondimento.
La tutela della salute mentale delle nuove generazioni è una responsabilità collettiva. Solo attraverso il dialogo, la prevenzione e una rete di sostegno concreta possiamo costruire una comunità realmente capace di accogliere le fragilità e accompagnare i giovani verso un futuro più consapevole e sereno.
Dott.ssa Roberta Galimberti
Psicologa e Psicoterapeuta






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