Bullismo e cyberbullismo: il mio intervento al convegno “Le Parole e il Campo” in Campidoglio

Il 23 settembre 2026 ho avuto il piacere di partecipare, in qualità di psicologa e psicoterapeuta, al convegno “Le Parole e il Campo: informazione e sport alleati contro il bullismo”, tenutosi presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, a Roma.

L’iniziativa, realizzata dal consigliere di Roma Capitale Federico Rocca e patrocinata dal Centro Europeo di Studi Culturali (CESC), ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, professionisti della psicologia, giornalisti, educatori ed esponenti del mondo sportivo.

L’evento, accreditato dall’Ordine dei Giornalisti con il riconoscimento di quattro crediti formativi, ha posto al centro del dibattito due strumenti fondamentali per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo: una comunicazione responsabile e il valore educativo dello sport.

Bullismo e cyberbullismo: l’importanza della prevenzione

Nel corso del mio intervento ho portato l’esperienza maturata negli anni nell’ambito della prevenzione della violenza psicologica e dell’educazione socio-affettiva, attraverso i percorsi formativi che svolgo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, in particolare nel territorio del Municipio X di Roma.

Il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni complessi che possono avere conseguenze profonde sul benessere psicologico, sull’autostima e sullo sviluppo emotivo e relazionale dei giovani.

Per questo ritengo fondamentale intervenire attraverso un’educazione che non si limiti al riconoscimento degli episodi di prevaricazione, ma che aiuti ragazze e ragazzi a comprendere le proprie emozioni, sviluppare empatia e costruire relazioni basate sul rispetto reciproco.

Riconoscere precocemente i segnali di disagio e offrire ai giovani strumenti di consapevolezza rappresenta uno dei primi passi per prevenire situazioni di violenza e isolamento.

Il peso delle parole e la responsabilità della comunicazione

Uno dei temi centrali del convegno è stato il ruolo dell’informazione nel raccontare episodi di bullismo e cyberbullismo, soprattutto quando coinvolgono minori.

Le parole che utilizziamo hanno un peso importante: possono contribuire a sensibilizzare e promuovere comprensione, ma possono anche alimentare stereotipi, giudizi e forme di stigmatizzazione.

È quindi essenziale adottare una comunicazione attenta, rispettosa della dignità delle persone e capace di evitare ogni forma di spettacolarizzazione della sofferenza.

Credo che questa responsabilità non riguardi soltanto il mondo dell’informazione, ma anche le famiglie, la scuola e tutti gli adulti che rappresentano punti di riferimento nella crescita delle nuove generazioni.

Educare al rispetto significa anche insegnare il valore delle parole, della comunicazione consapevole e della capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui.

Lo sport come strumento di inclusione e crescita

Un altro aspetto particolarmente significativo dell’incontro è stato il confronto sul ruolo dello sport nella prevenzione del disagio giovanile.

Lo sport può rappresentare un importante contesto educativo, nel quale i giovani imparano il rispetto delle regole, la collaborazione, il senso di appartenenza e il valore delle differenze.

Attraverso l’esperienza di squadra, il confronto e la condivisione degli obiettivi, bambini e adolescenti possono sviluppare competenze relazionali fondamentali per la loro crescita.

È importante, tuttavia, che questi ambienti siano accompagnati da figure adulte consapevoli e preparate, capaci di riconoscere eventuali dinamiche di esclusione o prevaricazione e intervenire in modo adeguato.

Una rete condivisa per tutelare le nuove generazioni

Dal confronto tra i professionisti intervenuti è emersa con forza la necessità di costruire una collaborazione sempre più concreta tra scuola, famiglie, istituzioni, mondo dello sport e della comunicazione.

Il contrasto al bullismo e al cyberbullismo non può essere affidato a un solo ambito educativo, ma richiede un impegno collettivo e continuativo.

Come psicoterapeuta, sono convinta che la prevenzione debba partire dall’ascolto dei bisogni emotivi e relazionali dei giovani, creando spazi nei quali possano sentirsi accolti, compresi e sostenuti.

Desidero ringraziare gli organizzatori e tutti i professionisti che hanno contribuito a questa importante occasione di dialogo e riflessione, condividendo esperienze, competenze e prospettive differenti.

Prevenire il bullismo significa educare all’ascolto, al rispetto e all’empatia, dando a ogni giovane la possibilità di crescere in un ambiente nel quale sentirsi riconosciuto, valorizzato e tutelato.

Dott.ssa Roberta Galimberti
Psicologa e Psicoterapeuta